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Poesie
Na stèdde
La prima e terza frase della poesia, si riferiscono ad una credenza popolare barese, secondo le quali (la prima), contare le stelle in cielo, favorisce la crescita sul viso e sul collo di porri e di nei. Nella terza strofa si fa riferimento, invece, alla credenza che le anime dei baresi buoni, che sono stati accolti in paradiso, diventano stelle e si possono vedere dalla città. .... vai alla poesia
U pulpe e la pelòse
"U pulpe e la pelòse", narra la crudele storia di due abitanti dei nostri mari molto appetibili dagli esigenti palati dei baresi.
Un polpo ed una pelosa che, nel loro naturale habitat, si danno battaglia per soddisfare la propria fame, senza aver fatto i conti con un terzo incomodo che, invece, pensa alla propria pancia... Leggi poesia
Rasce de sole
Il creato, la natura, la bellezza degli elementi che ci circondano, suscitano nell'animo del poeta, impulsi che fanno vibrare le corde dell'emozioni. Egli, sovente, si ferma incantato di fronte a panorami e ne contempla il loro splendore. Qui viene esaltato il sole, fonte inesauribile di vita, nonché elemento insostituibile di tutte le belle giornate della nostra vita.
Menz'a strate
Come già detto, Emanuele, sin da bambino frequenta la strada dedicandosi, con i suoi inseparabili amici a quei giochi di tradizione, poveri che non richiedevano soldi per la loro realizzazione, ma solo tanta creatività. Già da subito nutre una grande passione per il calcio, inseguendo un pallone che, occupa gran parte del suo tempo, facendogli cullare sogni di campione, però, non arrivati (in questa foto lo si vede premiato dall'allora giovane Antonio Matarrese, presidente del Bari). Con i versi di in Mènz'a la strate, il poeta, ricorda, con un velo di nostalgia, le liete ore trascorse con i suoi compagni di strada. Giochi ormai scomparsi, sostituiti da videogame, computer e videocassette.
Avaste na paròle
Amore…, amore…, amore. Emanuele è arciconvinto che è questa la parola magica che può ridare pace e benessere a tutto il mondo; vedere nell'uomo che ci sta accanto, il volto di Gesù, nato e morto per noi e la nostra salvezza. Il prossimo da aiutare come si è portati ad amare, con vero cuore, un nostro figlio. Ma Emanuele è anche sostenitore dell'amore tra uomo e donna, l'amore tra fidanzati, tra moglie e marito, l'amore che dura, l'amore eterno che fa superare tutti gli ostacoli e rende piacevole sempre vivere con la compagna che il Signore ci ha messo accanto. La prossime poesie sono un bell'inno all'amore che Emanuele ci dona con "Avàste na paròle" e " Frìi-frìi".
Ia fa' attenziòne
La dieta! Ormai siamo tutti a dieta, una dieta perenne, una dieta che non finisce mai. Non c'è festa o party, pranzo o cena che non ci sentiamo dire: "Grazie, non posso, sono a dieta". O per colpa della linea fisica, che ci rende schiavi di quell'antipatica e odiosa bilancia o è per colpa dei referti analitici che puntualmente ci fanno ammonire dal medico su quello che si può o non si può mangiare, fatto sta che abbiamo perso la libertà di lasciarci andare a luculliani e generosi banchetti.
Sentiamo questa amica di Emanuele, anch'ella deve rispettare la sua dieta. La poesia s'intitola "Ia fa' attenziòne". vedi video..
Nu viagge
I valori della vita, i valori dei soldi. Due cose importanti a cui l'uomo deve saper dare il giusto peso ed importanza per poter ottenere quell'equilibrio necessario, per poter vivere del giusto necessario, la propria esistenza allegramente, apprezzandone i doni ricevuti. Con la poesia Nu viagge, Emanuele ci offre due maniere diverse di affrontare la quotidianità, avendo a disposizione condizioni di vita opposte.
U bettòne
Anche le poesie ironiche, spiritose sono presenti nel repertorio del nostro poeta che, come già detto, sfruttando il suo spirito critico, coglie situazioni contraddittorie, vizi, difetti e fissazioni.
Nella poesia "U bettòne", Emanuele, prende spunto dalla giacca, un po' stretta di in un suo amico, dove emerge il disagio di un bottone e, dandole voce ne sente il lamentoso sfogo.
U gaggiàne
Emanuele ha un grande amico, che gli da pace, lo rasserena, lo fa sognare, lo fa sentire uomo libero: il gabbiano. Bianco, bello, leggero, che si fa spingere dalle correnti e taglia a fette il cielo stupendo di Bari, ricreando nell'animo del poeta momenti di felicità e attimi d'emozioni. Nella poesia "U gaggiàne" egli, racconta in versi, proprio come uno di questi volatili lo ha reso felice in un momento di profonda malinconia. Sarà un fatto vero, o è frutto della sua fantasia?
Na larme
Facendo solo ricorso alle sue conoscenze bibliche e alla sua Fede di cattolico, in tre liriche in particolare, emerge il suo grande amore per la Madonna e Gesù e per la Parola di Dio. Nella poesia "Na larme", "Una lacrima", Emanuele da voce all'infinita pazienza e misericordia che il Nostro Padre riserva per ogni uomo, anche per quelli che hanno vissuto più dissennatamente da peccatori. A Dio basta il sincero pentimento, anche se giunge all'ultimo istante della vita terrena, proprio come capitò al "buon ladrone" che venne crocifisso insieme a Gesù. ... Leggi poesia
Storie de pète
Emanuele poeta versatile. Sono tanti e dei più svariati i temi che egli tratta; dall'amore, ai valori evangelici, canta le lodi della sua terra e dei pugliesi, mette in risalto, in maniera ironica, i tratti contraddittori della gente di oggi, tirando fuori vizi e pregi della società. Come Trilussa, da voce alle cose ed agli animali. In "Storie de pète" l'autore, dando un'anima a due pietre, ne tratteggia i loro diversi modi di vivere, e, le insoddisfazioni legate ad un cronico e diffuso malcontento della propria esistenza.
U destìne
Nella poesia "U destìne", il tema trattato è la superstizione, fenomeno che suscita sempre tanta ilarità in coloro che vengono a conoscenza di fatti ad essa correlati. Ma, siamo sinceri,chi di noi nella sua vita almeno una volta non si è attaccato ad un amuleto, ad un portafortuna o, si è convinto nella iella trasmessa da un amico o da un qualcosa? Senza parlare delle vecchie credenze popolari che, spesso ci fanno sentire frasi del tipo: " Iì no nge crèdeche, però iè vère".
Te vogghie bène
Nelle poesia "Iì te vogghie bène", il poeta mette in risalto cosa veramente il Signore Gesù si aspetta da ognuno di noi, chiedendoci di essere attenti al nostro prossimo, dimostrando davvero con il nostro amore quanto bene vogliamo a Lui.
L'aldalène
Nella lirica L'aldalène, il poeta, facendo ricorso alla sua fantasia, s'immagina come uno strumento di gioco infantile, possa liberare l'uomo, anche se momentaneamente, dalla cappa di malessere e malcostume che lo circonda
Mamme
Infine la Madonna che Emanuele, giustamente chiama "Mamme". Una lirica commovente, in alcuni passi anche struggente che ci fa rivivere quanto Maria abbia sofferto per quel Figlio ucciso ingiustamente, conservando, però, dentro di sé la consolazione che quell'uomo era il Figlio di Dio e che di lì a poco avrebbe riabbracciato Suo Padre.
E così, si conclude la carrellata di poesie.
La scelta non è casuale, il poeta ha aperto il suo intervento dedicando una lirica a sua madre genitrice e conclude dedicando gli ultimi versi alla sua Mamma celeste. Un filo conduttore che ha messo in risalto l'amore del poeta per la vita, la famiglia, gli amici, la sua terra e i baresi e soprattutto per il prossimo, trasmettendoci un messaggio importante, ovvero: la speranza!
La Speranza di apprezzare le cose belle della vita, che ciò che è male può diventare bene, che domani sia migliore di oggi e soprattutto che il Signore è sempre con noi, che cammina con noi guidandoci, prendendoci sulle sue spalle, basta solo che lo vogliamo.