Emanuele Battista


Vai ai contenuti

Quattefacce

Il Teatro > Recensioni

"Quattefacce", riferito a chi cambia opinioni e idee con grande facilità, è una commedia che si svolge in una normale famiglia di pescatori della città vecchia, inserita in una "bufera" che la costringe ad una trasformazione traumatica e rivelatrice. Infatti, narra della vita stentata di una famiglia alle prese con quotidiani problemi familiari, che è costretta a vivere con le entrate di un modesto pescatore, il cui lavoro è legato a fattori ambientali e meteorologici. I dialoghi di Battista creano una efficace convivenza con lo spettatore, poiché la commedia si svolge in ambienti borghesi con personaggi con una mentalità invadente tipica barese, che è proprio quella che si vive nelle nostre case. Il dialetto, poi, che è un potente mezzo di comunicazione e che vanta numerose espressioni artistiche, in poesia, in prosa e in teatro, si rivela uno strumento importante per la crescita socio-culturale di una popolazione, costituisce un ponte autentico tra le generazioni, dando linfa vitale ai giovani che hanno necessità di comunicare in modo spontaneo, per crescere senza vincoli e barriere.



La sua commedia "Quattefacce", ha superato un anno di vita, annoverando 25 repliche, registrando un successo di critica e di pubblico.




E' una bella soddisfazione. Se penso che ancora oggi gli spettacoli registrano il tutto esaurito, non posso che essere molto felice e lusingato. Se poi si considera che la commedia non è stata pubblicizzata attraverso i convenzionali canali mediatici in uso e che ha vissuto e si è sostenuta grazie al passaparola degli spettatori, possono ritenere che "Quattefacce" piace ed è vincente".


Qualcuno sostiene che il suo è un teatro di scuola napoletana.




Non so, in tutta franchezza sono un grande ammiratore, appassionato e studioso del teatro di Eduardo De Filippo che ritengo essere il più grande autore di testi di teatro popolare. Io, attraverso una personale videoteca, continuo ad approfondire le opere di Eduardo per poter cogliere i segreti che lo hanno reso immenso in tutto il mondo. A me piace particolarmente Eduardo De Filippo perché egli, proseguendo e perfezionando l'innovazione teatrale introdotta da suo padre Scarpetta, ha aperto il sipario alla vita della gente comune con i loro vizi e le loro virtù, le loro miserie e le loro speranze. Considerato anche che il linguaggio pulito, non volgare, fanno si che le opere di Eduardo rientrino tra i grandi capolavori artistici universali. Rispondendo alla sua domanda, credo che nei miei lavori, c'è molta cultura barese; frequentemente mi riallaccio a fatti di tradizione e consuetudini della nostra gente e della nostra terra. Quindi, ritengo che il mio modo di fare teatro, sia indubbiamente di stampo barese.


Molti sostengono che il teatro dialettale appartiene ad una categoria meno importante o di serie "B". Qual'è la sua opinione?



Io non sono d'accordo con questa tesi e le sono grato per avermi offerto la possibilità di approfondire la questione. Il fenomeno riguarda soprattutto il teatro.
Ci sono miriadi di compagnie su tutto il territorio nazionale, a carattere amatoriale o di altra natura, che volendo affacciarsi al teatro, trovano più facile e divertente, rappresentare lavori dialettali, con testi il più delle volte improvvisati o scritti autonomamente. È evidente che la grande quantità di rappresentazioni svolte e il loro effettivo scarso livello culturale e di contenuti, fa si che il teatro popolare riceva un forte impulso negativo che ne abbassa la media generale di gradimento e soprattutto di considerazione da parte della critica.
Però io penso che come per tutti i settori, esistono commedie in lingua o in vernacolo belle e brutte. Certamente le commedie in dialetto brutte, banali o volgari risultano essere moltissime, non sempre gradite al pubblico, ma è anche vero che molte sono invece quelle di gran valore. Vi sono scrittori di grande talento e di grande respiro, vicini alla cultura con la "C" maiuscola che hanno dedicato le loro attenzioni anche ai lavori in vernacolo. La città di Bari ci ha regalato grandi autori di testi teatrali in vernacolo. Volendo fermarmi ai nostri contemporanei, ricordo Vito Maurogiovanni, Vito Signorile e Rino Bizzarro. Come si può dire che il loro teatro è di serie "B"? E' una follia! Il teatro di Maurogiovanni, di Signorile e di Bizzarro è sicuramente un teatro di serie "A", anzi oserei dire da "Champions League".

Vittorio Polito - www.webalice.it/vittorio.polito



Torna ai contenuti | Torna al menu